“DIRITTI UMANI E SALUTE MENTALE IN CARCERE:” un progetto apre le porte negli istituti per malati psichiatrici in Albania


Grazie al progetto di cooperazione  “DUSM – Diritti Umani e salute mentale in carcere” – realizzato con il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Legge regionale 19/2000 – la Comunità di S.Egidio ACAP APS ha avviato da un anno, presso l’Istituto di Shënkoll, un carcere psichiatrico, una serie di interventi che riguardano la formazione del personale (guardie carcerarie e operatori socio-sanitari), le attività nel carcere e l’avvio di percorsi di reinserimento nel contesto sociale di malati che hanno concluso la pena, ma che restano reclusi perché privi del supporto familiare o di risorse e luoghi di accoglienza.

Il progetto DUSM promuove i diritti umani delle persone con disagio mentale in carcere, attraverso:

  • l’attivazione di percorsi di riabilitazione psicosociale per il reinserimento sociale di persone con disturbi mentali autrici di reato attualmente detenute presso l’Istituto di Shënkoll;
  • la realizzazione di percorsi di formazione per operatori sociosanitari e agenti penitenziari;
  •  il rafforzamento della collaborazione tra Ministero di Giustizia e Ministero della Salute.

Esso è realizzato in partnerariato con ASUGI – Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, Friuli Venezia Giulia, Shoqata Komuniteti Papa Xhovani I XXIII e Fondacioni Eterit Rogazioniste Shqiptare

Questo progetto non si limita nel procurare beneficio esclusivamente alle persone coinvolte direttamente, bensì aiuta anche coloro che apparentemente sembrano al di fuori di un programma simile, come i familiari dei detenuti, le istituzioni e, più in generale, l’intera società civile, in quanto il reinserimento sociale di una persona in difficoltà è una vittoria non solo di quel singolo individuo, ma di tutti.

Il partnerariato stesso trarrà vantaggio nella promozione di una cultura della solidarietà e nello scambio di esperienze tramite diverse attività:

  • Attività 1 – Incontri seminariali per lo staff sanitario e di polizia penitenziaria con formazione sul lavoro.
  • Attività 2 – Riabilitazione psicosociale con attività ricreative, professionalizzanti e culturali organizzate per i detenuti.
  • Attività 3 – Percorsi di presa in carico e reinserimento sociale dei detenuti psichiatrici.
  • Attività 4 – Mappatura delle realtà e dei servizi territoriali.

Oltre alle attività realizzate nell’ambito del progetto, durante il periodo delle feste di Natale una delegazione delle Comunità di Sant’Egidio di Roma, Genova e Pavia ha trascorso i primi giorni del 2025 (all’inizio del Giubileo “Pellegrini di speranza”) con le persone ricoverate nell’ospedale psichiatrico Sadik Dinçi di Elbasan, dove oltre 300 malati e la Comunità sono legati da un’amicizia lunga 25 anni. A questo si sono aggiunte anche visite presso l’Istituto di Shënkoll, nel quale, durante periodo delle feste, è stato possibile accedere nel carcere e riunire parte dei detenuti negli spazi esterni con canti e balli sia italiani che albanesi. Anche chi non aveva il permesso di uscire ha potuto giovare di questa occasione, dato che si è potuto passare in tutte le celle, potendo quindi offrire alle persone una breve visita e un dolce in regalo.

«Qui c’è solo solitudine e tristezza – ha detto uno di loro – noi restiamo seduti aspettando che si apra la porta per la vostra visita». Tutti i reparti sono stati raggiunti con musica, cibo buono e un regalo. Una sessantina di malati si è raccolta in preghiera nel cortile dell’ospedale, il giorno dell’Epifania. Dopo di ciò, sono potuti uscire per un pranzo della festa in una bella sala in città; un pranzo che profuma di libertà.

Alle feste di Elbasan, quest’anno si è aggiunto l’incontro con i detenuti dell’istituto di esecuzione delle sentenze penali (IEVP) del distretto di Lezhë che, da novembre 2021, accoglie solo malati psichiatrici autori di reati, con le condizioni degli oltre 400 uomini che sono molto precarie. A renderne difficile la vita non sono solo lo stato di reclusione, la povertà e l’isolamento, di fatto molti, pur senza una sentenza pendente e essendo riabilitati, rimangono nell’Istituto perchè non hanno prospettive di vita una volta liberati, ed è proprio in questo contesto che la comunità interviene cercando di aiutare ogni ex detenuto, e non, a trovare la sua strada.